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Curare l’obesità cambiando lo stile di vita

30 Aprile 2020 Maggio 11th, 2020 Obesità e Sovrappeso
Curare l'obesità

 

Curare l’obesità cambiando lo stile di vita – Un recente studio del Prof. PhD Thomas Wadden, ci ricorda come il trattamento per la perdita di peso debba essere costruito su un programma per il cambiamento dello stile di vita.Il Prof. Wadden, direttore del Weight and Eating Disorder, Penn Medicine a Philadelphia, è uno dei massimi esperti mondiali sul trattamento dell’Obesità.

 

Le linee guida di diversi paesi..

hanno già da tempo concordato all’unanimità, come gli unici trattamenti validi per la perdita di peso ed il mantenimento nel tempo, siano quelli basati sulla modifica strutturale degli stili di vita. Ciò è possibile attraverso interventi mirati e scientificamente dimostrabili (evidence- based practice). Nel 2018 la US Force Preventive Services Task Force, ha sollecitato gli operatori sanitari, tra i quali i medici di base, a creare degli interventi di almeno 14 incontri, in 6 mesi, avvalendosi anche delle tecnologie a disposizione.

 

Le tre componenti principali per far si che tale modifica avvenga sono:

  • L’alimentazione, intesa come regime alimentare sotto forma di linee guida piuttosto che come una dieta rigida;
  • L’attività fisica, intesa come una programmazione strutturata e quotidiana;
  • La terapia cognitivo e comportamentale focalizzata sulla perdita di peso piuttosto che un intervento terapeutico generico.

 

Per Regime Alimentare si intende un piano volto alla perdita di peso con una riduzione calorica basata sul proprio metabolismo basale. In pratica, utilizzare come punto di partenza il proprio metabolismo basale e auto-monitorando l’alimentazione giornaliera.

I programmi di modifica dello stile di vita hanno tradizionalmente prescritto diete povere di grassi e di carboidrati. Tuttavia, ricerche approfondite negli ultimi 15 anni, hanno dimostrato che molte tipologie di diete possono indurre indifferentemente la perdita di peso, se facilitano il raggiungimento del deficit calorico.

Un esempio potrebbe essere quello di una donna di 50 anni con un Metabolismo Basale di 1500 kcal. Un deficit calorico potrebbe essere di 300 kcal/die e dunque, il suo piano alimentare per la perdita di peso sarà di 1200 Kcal/die.

La composizione di macronutrienti influisce anche sul miglioramento dei fattori di rischio cardiometabolico. Nello specifico, un’alimentazione bilanciata sotto il profilo dei nutrienti (carboidrati, proteine, grassi) aiuta nella prevenzione e nel trattamento di patologie quali Diabete tipo 2, Ipercolesterolemia, Ipertensione ed altre.

Ad esempio, è stato scoperto che una dieta a basso indice glicemico ha prodotto riduzioni significativamente maggiori nell’emoglobina glicata in pazienti con Diabete di tipo 2 rispetto a una dieta a basso contenuto di grassi, sebbene le diete abbiano prodotto perdite di peso simili.

Pertanto, i fattori di rischio cardiometabolico e le preferenze dietetiche di un individuo dovrebbero essere considerati nella scelta del piano alimentare.

 

Curare l’obesità cambiando lo stile di vita! I Programmi di Attività fisica nella modifica dello stile di vita, prescrivono in genere un minimo di 150-180 minuti a settimana di attività aerobica moderatamente vigorosa, come camminata veloce o ciclismo. Svolgere una regolare attività aerobica, è associato infatti a numerosi benefici, tra cui miglioramenti nella salute fisica (ad es. Ipertensione, Diabete tipo2, Ipercolesterolemia) e nella salute mentale (ad es. Ansia, depressione). L’attività fisica è anche associata a una migliore forma fisica, che può diminuire il rischio di mortalità associato all’obesità.

Un esempio potrebbe essere quello di un programma strutturato che prevede sia camminate e passi che attività aerobica/sport nell’arco della settimana.

 L’attività fisica da sola produce una perdita di peso minima a breve termine se non combinata con una restrizione calorica.

Ad ogni modo, alti livelli di attività fisica sono fondamentali per mantenere la perdita di peso nel tempo.

 

L’intervento psicologico utilizzato nei programmi per la perdita di peso, purtroppo, è spesso marginale e fa riferimento quasi esclusivamente alla forza di volontà del paziente. Interventi psicologici generici non hanno infatti mostrato buoni risultati sulla perdita di peso.

La terapia cognitivo-comportamentale, quando si basa su strategie volte alla perdita di peso, facilita il cambiamento dei modelli alimentari e dell’attività fisica.

L’auto-monitoraggio (cioè la registrazione) del cibo e dell’apporto calorico, dell’attività fisica e del peso corporeo è la pietra angolare del trattamento perché fornisce informazioni critiche sui progressi verso gli obiettivi e rende l’intervento quanto più misurabile possibile.

Allo stesso modo, affrontare gli ostacoli alla perdita di peso e, successivamente accettare una perdita di peso salutare, contribuisce a massimizzare il trattamento.

Ad esempio, molte persone che stanno cercando di perdere peso hanno uno schema di pensiero del tipo “tutto o nulla”. Ossia, “se mangio di più durante il pranzo, allora tanto vale non fare l’automonitoraggio e, ricominciare dalla prossima settimana”. Tale pensiero ostacola la perdita di peso e compromette il trattamento.

Dato che l’automonitoraggio è fondamentale, l’utilizzo di ausili tecnologici può aiutarci nel rendere il trattamento più efficace. Applicazioni sugli Smartphone per il conteggio delle calorie possono far risparmiare tempo anche se bisogna sempre far attenzione all’eventuale sottostima. Per l’attività fisica infine un buon contapassi può essere più efficace del conteggio del proprio smartphone.

 

Senza ulteriori interventi, i soggetti che hanno partecipato ad un programma basato sulla modificazione dello stile di vita, in genere recuperano  nell’arco di un anno un terzo del peso perso. In alcuni casi, può avvenire anche un aumento di peso.

Numerosi fattori contribuiscono a recuperare il peso perso. Uno di questi è la vulnerabilità ad un ambiente che scoraggia il rispetto delle abitudini alimentari e delle attività apprese durante il trattamento. Nello specifico, vivere in un ambiente definito “obesiogeno” non contribuisce a mantenere i risultati nel tempo.

Inoltre, bisogna lavorare altrettanto duramente per mantenere il peso raggiunto, dato che tale fase è spesso molto meno gratificante rispetto a quella della perdita.

Alcuni cambiamenti negli ormoni correlati all’appetito, tra cui la Grelina e la Leptina, possono comportare un aumento della fame e delle voglie che minano l’aderenza ad un’alimentazione equilibrata.

 

Risulta indispensabile dunque un piano per il mantenimento del peso che affronti determinati ostacoli.

Nel piano di mantenimento del peso ci sarà indubbiamente un automonitoraggio del peso settimanale, la quota giornaliera di attività fisica da svolgere, e come affrontare gli ostacoli cognitivi e comportamentali.

Alcuni studi hanno dimostrato infatti come solo quelle persone che avevano un piano di mantenimento con obiettivi strutturati, manteneva il peso perso e, in alcuni casi, aveva anche un’ulteriore perdita di peso.

 

Quali altre metodologie utilizzare per migliorare il trattamento?

Oltre agli incontri standard, è possibile avvalersi di strumenti audio e video per massimizzare il cambiamento. Ad esempio, la piattaforma Zoom, non prevede registrazione ed è molto utilizzata nelle conference call. Allo stesso modo anche Skype e Wathsapp possono essere utilizzate soprattutto quando si è impossibilitati a muoversi e/o si ha un problema momentaneo di salute.

Bibliografia

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Wadden, T. A., Neiberg, R. H., Wing, R. R., Clark, J. M., Delahanty, L. M., Hill, J. O., . . . The Look AHEAD Research Group. (2011). Four-year weight losses in the Look AHEAD Study: Factors associated with long-term success. Obesity, 19, 1987–1998. http://dx.doi.org/10 .1038/oby.2011.230

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