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L’umore depresso in soggetti con obesità: la relazione tra regolazione emotiva e cibo

29 Aprile 2019 Giugno 5th, 2019 Obesità e Sovrappeso

I fattori psicologici svolgono un ruolo importante nell’eziologia e nel mantenimento dell’obesità. Numerosi studi hanno dimostrato come la depressione possa costituire sia una causa che una conseguenza dell’obesità in una relazione bidirezionale. L’obesità infatti, aumenterebbe il rischio di sviluppare una depressione maggiore e, a sua volta, la depressione aumenterebbe il rischio di sviluppo dell’obesità (intesi come fattore di rischio).

Una meta-analisi effettuata su studi longitudinali condotti in 16 paesi, conferma l’effetto diretto della depressione sperimentata in età adolescenziale sull’aumento di peso in età adulta. I sintomi depressivi sono stati infatti significativamente associati con un aumentato rischio di sviluppare obesità nei partecipanti.

 

Obesità e umore

L’obesità è una condizione frequentemente accompagnata da depressione e ansia. Allo stesso modo, stili di alimentazione disfunzionali, talvolta condizionati dalle emozioni (emotional eating) e perdita di controllo (binge eating o abbuffate),  comportano un’alimentazione per eccesso e costituita da cibi poco salutari.

Nella depressione atipica, ad esempio, questi schemi includono il mangiare per far fronte allo stress, all’ansia, alla frustrazione, alla tristezza e alla rabbia, e sono spesso legati a difficoltà nel controllare l’alimentazione.

Dunque, un aumentato apporto di cibi in riposta ad emozioni negative può essere considerato come un meccanismo di coping, che talvolta riesce (almeno temporaneamente) a diminuire la sintomatologia depressiva.

Secondo quanto riportato da alcuni studi, ci sarebbero persone con maggiori difficoltà nel riconoscere e gestire il loro umore e le loro emozioni, che ricorrerebbero dunque al cibo per sopperire ad una scarsa regolazione emotiva. Inoltre, l’umore depresso è stato associato con un maggior consumo di cibi ricchi di calorie e di “comfort foods” (cibi utilizzati come consolazione o per darci conforto nei momenti negativi) nella popolazione.

Considerando tali dati risulta necessario, nella prevenzione e nel trattamento dell’obesità, rilevare un eventuale presenza di depressione e di comportamenti alimentari fortemente condizionati dalle emozioni oltre ad altri fattori di rischio. Un’educazione alimentare relativa alla nutrizione, un’adeguata gestione delle emozioni, una corretta igiene del sonno, una maggiore consapevolezza dei propri stili alimentari possono costituire sia interventi di prevenzione rivolti ai giovani per ridurre il rischio di sviluppare l’obesità, sia interventi di trattamento dell’obesità su individui adulti.

 

Quali sono i dati presenti in letteratura?

Le condizioni di sovrappeso e obesità aumentano le probabilità di sviluppare una depressione rispettivamente del 1.27 e 1.55, mentre la depressione aumenta le probabilità di sviluppare obesità del 1.58. Questa relazione sembrerebbe dose-dipendente: un maggiore indice di massa corporea (IMC) è associato ad una maggiore predisposizione a sviluppare una depressione maggiore. In uno studio condotto per rilevare la prevalenza di depressione tra individui con diversi indici di massa corporea, si è evidenziata una curva ad U, con una maggiore prevalenza di depressione nelle persone sottopeso e in quelle con obesità (Fig.1). La prevalenza di sintomi depressivi tra le persone con obesità è del 23%.

Ma come mai alcune persone con obesità sviluppano una depressione mentre altre no?

Alcuni studi hanno evidenziato come la ruminazione (che si riferisce alla tendenza a focalizzarsi sulle cause, i sintomi e le conseguenze del distress piuttosto che nell’impegnarsi attivamente in strategie di problem solving ) rappresenterebbe una caratteristica chiave nel differenziare persone con obesità che sviluppano una depressione da quelle che invece non la sviluppano.

Indispensabile ovviamente considerare altri fattori di rischio come la rete sociale, lo status socio-economico, la familiarità per disturbi dell’umore, ma dati in letteratura suggerirebbero l’esistenza di una parte di persone con obesità che presentano punteggi più bassi nella ruminazione anche rispetto ad un campione di soggetti con IMC normale. Tali soggetti risulterebbero psicologicamente più protetti in quanto caratterizzati da uno stile di pensiero meno ruminativo e da minori sintomi depressivi. Questa assenza di ruminazioni porterebbe alcune persone con obesità a non ingaggiare pensieri negativi circa il proprio corpo ed il proprio peso.

Nonostante i dati siano ancora esigui in letteratura, queste indicazioni potrebbero risultare utili per la ruminazione nel trattamento dell’obesità, ed incentivare l’uso di strategie di problem solving come meccanismi di coping.

Bibliografia:

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